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Studi di settore: l’analisi della Confesercenti Emilia Romagna per l’anno di imposta 2011

Dall’indagine annuale dell’ufficio economico della Confesercenti Emilia Romagna che ha analizzato un campione di 9.549 studi di settore di aziende operanti nei settori del commercio, turismo e servizi in tutta la regione, relativi all’anno di imposta 2011 e confrontati con gli anni precedenti, emerge che rispetto al 2010 sono aumentate leggermente le ditte congrue più quelle che si sono adeguate agli studi, passando dal 74,9% al 75,1% (+0,2%) del 2011. Inoltre confrontando i dati suddetti del 2006 pari al 65,5%, con il 75,1% del 2011, si evince che nel periodo c’è stato un aumento del 9,6% di ditte che rispettano gli studi di settore.
Per quanto riguarda l’incidenza dei correttori anticrisi sugli indici di congruità delle ditte, si riscontra un abbassamento del dato che era del 35,3% nel 2010 ed è passato al 30,1% nel 2011; ciò significa che i correttivi non hanno funzionato abbastanza perché la crisi economica ha colpito ancora più duramente nel 2011 rispetto all’anno prima e specialmente in qualche categoria, alcune imprese hanno incontrato più difficoltà ad adeguarsi agli studi; su questi settori evidentemente la crisi ha inciso maggiormente.
Nel complesso delle categorie monitorate si registra comunque aumento del dato delle ditte congrue più quelle adeguate, che riportano la media complessiva al +0,2% nel confronto tra 2010 e 2011.
“I dati emersi dalle nostre elaborazioni sugli studi di settore – sottolinea Stefano Bollettinari, direttore di Confesercenti Emilia Romagna – evidenziano che pur nell’ambito di una crisi lunga e pesantissima come quella attuale, le piccole imprese del commercio, del turismo e dei servizi ce la stanno mettendo tutta per far fronte agli adempimenti fiscali, tanto più che in cinque anni, dal 2006 al 2011, il totale delle ditte congrue più quelle che si sono successivamente adeguate è aumentato di quasi il 10% e ciò è accaduto nonostante la scarsa efficacia dei correttivi anticrisi, che non hanno tenuto conto abbastanza della congiuntura negativa che sta soffocando gran parte delle imprese e con una pressione fiscale complessiva ormai a livelli insostenibili, che necessita di essere al più presto abbassata in modo significativo”.




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